sabato 12 settembre 2009

Svendita MetanoTezze: il nostro Ex-Primo Dipendente condannato.

Dal Gazzettino di oggi si legge che sono state confermate le accuse all'Ex-Primo dipendente di Tezze sul Brenta Luciano Lago e alcuni suoi collaboratori che hanno partecipato alla SVENDITA di MetanoTezze in Barba agli interessi del comune.

Ricordo con quale sicumera erano stati fatti i proclami di innocenza durante il consiglio comunale in cui le opposizioni chiesero al sindaco di tutelare il comune giuridicamente da questa faccenda.


Il Gazzettino: Sabato 12 Settembre

TEZZE SUL BRENTA La sezione centrale della Corte dei Conti si è pronunciata sulla vendita dell’azienda comunale
Metanotezze, condanne confermate
Quasi duecentomila euro di addebiti complessivi all’ex sindaco Lago e ai collaboratori

Sabato 12 Settembre 2009, Tezze sul Brenta
C’è stato un lungo silenzio da parte della Corte dei Conti di Roma sulla questione della “Metanotezze”, la vicenda che vede coinvolti l’ex sindaco Luciano Lago, i suoi assessori di allora, primi anni 2000, il vicesegretario, i revisori dei conti, tutti accusati di non aver fatto gli interessi del Comune.
La vicenda ha preso inizio nel 2000 quando il Comune cedette la quota di minoranza di “Metanotezze” per poco meno di 700mila euro; acquirente fu il socio di maggioranza, la Zilio spa che dopo due anni ha rivenduto l’azienda all’Ascopiave a un prezzo che ha fatto scalpore. A seguito di un esposto da parte della minoranza alla Corte dei Conti, nel 2005 l’allora viceprocuratore Alberto Mingarelli, ora procuratore capo, concluse che la cessione è stata considerata illegittima per l’iter burocratico scelto, bisognava indire una gara pubblica, e anche per il valore sottostimato della società per 442mila euro.
La Corte dei Conti di Venezia aveva precisato gli addebiti decurtando del 50% quanto stabilito dal viceprocuratore: 126 mila euro al sindaco, 31 mila 500 al vicesegretario, 12 mila 500 al presidente dei revisori dei conti, 9 mila altri due componenti del collegio dei revisori, 300 euro agli assessori del 2000; sugli amministratori ricadono anche 5 mila e 200 euro per le spese di giudizio.
Agli assessori è stato solo contestato di non aver calcolato gli interessi sul dilazionamento del pagamento.
Tutti hanno ricorso alla Corte dei Conti, Sezione prima giurisdizionale centrale di Roma, che ha concluso i lavori da tempo, ma la sentenza è stata resa nota solo in questi giorni. E ha confermato le sanzioni.
Dalla faccenda l’unico assessore di allora a non essere stato né citato in giudizio, né condannato, è Mirko Lorenzin in quanto aveva chiesto un’audizione al procuratore e aveva presentato una dettagliata relazione su tutta la faccenda.
Come anticipato è stata una questione inziata nel 2000 e l’amministrazione di Luciano Lago aveva deciso di vendere la propria quota. L’ingegnere Sottani era stato incaricato di predisporre una perizia di stima, ritenuta non congrua dal consigliere Bizzotto.
“Le richieste di effettuare ulteriori approfondimenti – è scritto nella sentenza – sulla corretta valutazione della quota sociale e sulla congruità della stima effetuata dal tecnico, presentate dal consigliere Mariano Bizzotto e dai componenti della Commissione affari costituzionali e bilancio del comune sono rimaste inascoltate”.
Confermo che in tutta questa faccenda – confessa l’ex vicesindaco Antonio Tessarollo – ho sempre pensato ed agito in buona fede. Non potevamo certamente sapere tutti i cavilli burocratici della faccenda, sono ancora convinto di aver agito per il bene del mio Comune, d’altra parte c’era il parere di un esperto. Quei famosi interessi per cui siamo stati accusati, per me erano abbondantemente rientrati con lo spostamento, fatto dalla ditta Zilio, della centralina all’incrocio di via Villa”.
Di questa faccenda si parlerà ancora anche perché è in dirittura d’arrivo l’appalto della rete che nel frattempo è tornata di proprietà del Comune.
Pio Brotto


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